Caso India, intervento nella discussione generale

La tua presenza non è più gradita!

Oggi questo Parlamento cantonale si china su una discussione generale che nasce dalla vicenda umana che ha portato al rilascio di un permesso di caso di rigore per la giovane India.

Ebbene, il problema non è solo il caso India, che sicuramente ha avuto un’importante mobilitazione di personalità e semplici cittadini ticinesi, oltre che una certa copertura mediatica. Il vero problema sono le “altre India”, che per ragioni diverse non riescono ad avere un sostegno così importante e una presenza sui media così imponente.

Noi oggi in questa sala non sappiamo quante “altre India” che un po’ nell’indifferenza vengono espulse, o espulsi, dal nostro Paese.

Sgomberiamo il campo subito da possibili malintesi. Non si deve essere favorevoli ad una politica di apertura indiscriminata agli stranieri a prescindere dal loro comportamento e sicuramente non è questa la posizione del mio gruppo, ossia del PLR. Sicuramente, al di là degli schieramenti politici, tutti noi che sediamo in Gran Consiglio è favorevole ad espellere chi non rispetta le leggi e non si comporta adeguatamente.

Detto ciò, penso che sia anche ora di dire che negli ultimi anni, il nostro Cantone ha applicato la Lasi (legge federale sugli stranieri) in modo restrittivo e a volte particolarmente restrittivo. Se una persona o un nucleo famigliare mostra di essere sufficientemente integrato, interessato a lavorare per provvedere ai propri bisogni e magari anche interessato a formarsi e apprendere per avere una vita migliore e dare un contributo all’economia cantonale, forse non è il caso di essere più “papisti del Papa”.

La politica migratoria in Svizzera lascia un certo margine di manovra ai Cantoni. Alcuni applicano le leggi in modo più restrittivo di altri; sottili differenze che possono avere grandi conseguenze.

Il Ticino arrischia che per limitare giustamente la presenza sul proprio territorio di quegli stranieri che delinquono e che non rispettano le nostre leggi, applichi in modo esageratamente restrittivo le norme federali.

Se allargassimo lo sguardo a realtà fuori dal nostro Cantone ci accorgeremmo che i territori più dinamici economicamente e socialmente sono quelli con il maggior numero di immigrati; dalla California a Zurigo la capacità, di non solo integrare ed includere, ma anche premiare quei cittadini stranieri che con spirito di intraprendenza si impegnano attivamente per partecipare alla vita sociale ed economica ha permesso a questi territori di avere una leva di competitività maggiore di altre regioni.

Dal punto di vista statistico la Svizzera si presenta come una terra d’immigrazione da manuale. Oltre un abitante su quattro non è nato su suolo elvetico: un valore da record nel raffronto europeo. Questa caratteristica in passato ha permesso di innalzare notevolmente il potenziale produttivo e con esso il livello di benessere.

Questo non vuol dire, mi ripeto, adottare una politica di apertura generalizzata, ma che sia restrittiva per chi delinque e per chi non si integra socialmente ed economicamente.

Non dimentichiamoci che il Ticino ha dato molto ai profughi ed immigrati che sono arrivati a vivere nel nostro Cantone, ma molti di loro ci hanno anche restituito molto e hanno contribuito ad arricchire, non solo economicamente, ma anche culturalmente e socialmente il nostro Cantone.

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